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Carenza di ferro

Il ferro costituisce un combustibile essenziale per il nostro organismo che, in mancanza di esso, incorre in situazioni patologiche. Il ferro interviene infatti nel processo di produzione dei globuli rossi (garantendo quindi una corretta ossigenazione di organi e tessuti) ed in quello di divisione cellulare caratteristico del sistema immunitario (rinforza pertanto le difese naturali e garantisce equilibrio metabolico al nostro corpo). Studi condotti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno posto in luce che il numero di persone che soffrono di carenza di ferro è rilevante, aggirandosi intorno a 6/700 milioni; le cause possono essere diverse, ma sono comunque riconducibili all’esistenza di specifiche patologie oppure (o anche) ad un’alimentazione non corretta. Un accenno particolare va fatto poi alla popolazione femminile; in effetti una moderata carenza di ferro è generalmente comune in donne in età fertile (con età variabile da undici a cinquant’anni); il fabbisogno giornaliero di ferro cresce d’altra parte per donne in gravidanza o nel periodo di allattamento. .

Sintomatologia associata a carenza di ferro

La sintomatologia associata a carenza di ferro è varia, e può manifestarsi in modo diretto nel proprio aspetto esteriore (cute pallida e sclere degli occhi, caduta dei capelli e unghie fragili, perdita di peso) oppure tradursi in cambiamenti del proprio stato d’animo (si diventa irritabili e soggetti a sbalzi di umore); sintomatici sono anche senso di debolezza, difficoltà di concentrazione e deficit di memoria, disturbi del sonno, maggior facilità nel contrarre infezioni, tachicardia e respirazione accelerata, sensazione di formicolio agli arti e vertigini.

Alimentazione consigliata

Benché la carenza di ferro possa essere indotta da malattie (come patologie gravi ai reni o emorragie intestinali), tra le cause principali all’origine del deficit di ferro troviamo sicuramente un’alimentazione non corretta. Il nostro organismo – il cui fabbisogno giornaliero di ferro è di circa 8-15mg - è in grado in effetti di assimilare questa risorsa soltanto tramite il cibo. Va considerato che – di tutto il ferro assunto – soltanto una parte viene assimilata ed utilizzata per il sostentamento dei processi vitali; la parte restante viene espulsa tramite urine, feci, desquamazione della pelle. Al netto delle differenze da individuo a individuo, in condizioni normali il fabbisogno giornaliero di ferro varia da 8 a 15mg; la quantità espulsa ogni giorno varia da 0,8 a 1,5mg (le donne in età fertile – soggette ad una perdita di ferro maggiore per via del ciclo mestruale – necessitano di un fabbisogno giornaliero maggiore; per le donne incinte, il fabbisogno giornaliero arriva a 30mg). Anche chi pratica regolarmente sport di una certa intensità (per esempio, corridori e maratoneti) è soggetto ad un maggior fabbisogno giornaliero di ferro.

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Tutto ciò denota l’importanza di una dieta equilibrata, che privilegi alimenti ricchi di ferro. Il ferro alimentare può essere di due tipi: EME (ad alta assorbibilità) e NON EME (a bassa assorbibilità). Il ferro EME è contenuto nei cibi carnei e ne costituisce quasi la metà del ferro in essi presente; è ad elevata assorbibilità (che può variare dal 20% al 40% nei soggetti normali). Il ferro NON EME è contenuto nei cibi carnei in misura pari al 60% del totale ferro alimentare in essi presente; è inoltre l’unico ferro alimentare presente nei cibi di origine vegetale. Il ferro NON EME è a più bassa assorbibilità del ferro EME (circa il 5%); può essere reso tuttavia più facilmente assimilabile (e quindi più efficace come risorsa per il nostro organismo) combinando i cibi in cui esso è presente con altri alimenti ricchi di acidi organici (come ad esempio l’acido citrico contenuto nel limone o l’acido lattico contenuto nei crauti; o come ancora la vitamina C, contenuta in diversi frutti). Gli alimenti maggiormente ricchi di ferro sono: carni di manzo, di pollo e di cavallo (quest’ultima ideale per donne in gravidanza e bambini), fegato di bovino e frattaglie, pesce (soprattutto: cozze, ostriche e molluschi come polpi e seppie), uova, legumi, spinaci, barbabietole, broccoli, cavoli, legumi secchi (particolarmente ricchi sono i fagioli cannellini e le lenticchie), frutta secca in guscio (tra cui anacardi e pinoli), cioccolato fondente (sia solido che come bevanda). Attenzione all’assunzione di the o caffè in prossimità dei pasti: la loro assimilazione riduce infatti l’assorbibilità del ferro alimentare in percentuale pari rispettivamente a circa il 64% e 39%. Per chi segue una dieta vegana, utile al re-integro della propria riserva di ferro è l’assunzione regolare di frutta secca o anche di soia, spinaci cotti, succo di prugne, che sono fonti di ferro alimentare particolarmente ricche.

Integratori alimentari

La dieta adottata può essere coadiuvata dall’assunzione di opportuni integratori (il cui utilizzo può essere consigliabile a chi segue un regime alimentare particolare – come vegani e vegetariani). Gli integratori più diffusi contengono compresse a base di sali organici ferrosi (solfato, succinato, fumarato, gluconato o lattato), e vanno assunti preferibilmente a stomaco vuoto (così da favorirne l'assorbimento). In farmacia (o nelle farmacie online) è possibile trovare numerosi integratori, nei quali il ferro è combinato a vitamina C o vitamine del gruppo B che ne aumentano l’assorbibilità; alcuni di questi integratori sono: sideral forte, ferro guna, ferrolin.